I NUOVI POVERI DORMONO A LINATE: «SE NON DISTURBI TI LASCIANO STARE»

Linate

 

Se non fosse per le scarpe consumate e senza lacci, Angelo sarebbe davvero impeccabile. E a guardarlo così, vestito in giacca e camicia, mentre sfoglia il giornale con gli occhiali sul naso, seduto davanti al check in, sembra proprio uno di quei distinti signori in partenza per una città d’arte o per un viaggio di cultura. I capelli bianchi e il viso ben curato, un ombrellino verde per qualsiasi imprevisto e un borsello color panna come bagaglio a mano da custodire gelosamente. Che disgrazia sarebbe dimenticarselo da qualche parte.

Solo lui sa quanto vale quello che c’è lì dentro, perché è tutta la sua casa.
Benvenuti all’aeroporto di Linate, settore «Partenze», secondo piano, area B. Benvenuti nel luogo dove ogni sera Angelo, Marco, Giovanni, Andrea, Vincenzo, Antonio (nomi di fantasia) – e chissà quanti ancora – vengono a trascorrere la notte. Sono loro i viaggiatori che non partono mai e che hanno trasformato le sale d’attesa in un rifugio sicuro, quelli che a vederli da lontano in mezzo alla gente, non si distinguono dagli altri passeggeri. Che arrivano con l’ultima corsa della 73 da piazza San Babila con il trolley, una sacca sottobraccio o una borsa a tracolla e aspettano che i turisti se ne vadano per potersi concedere qualche ora di sonno.

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